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Ale, co to za śniadanie!

Colazione à la Katulki

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Le parole sono sue, di Zbigniew Herbert, uno dei nostri poeti preferiti e son parole che compaiono subito, nella prima pagina del ”Barbaro in giardino”, quando sta per parlare delle grotte straordinarie di Lascaux, nella cittadina di Montignac, dove ”non c’è niente da vedere oltre alla targa commemorativa in onore d’una benemerita ostetrica: Ici vécut Mme Marie Martel – sage-femme – officier d’Académie. Sa vie a été de faire le bien. Sa joie d’accomplir son devoir.” Prima ancora di recarsi alle grotte, però, il viaggiatore che è sì un barbaro, ma è anche un uomo con le proprie sante e terrene priorità, decide di placare innanzitutti i morsi della fame. ”Colazione in un piccolo ristorante, ma che colazione! Omelète al tartufo. Il tartufo appartiene alla storia delle follie umane, e pertanto alla storia dell’arte”.

A Berlino non disponiamo purtroppo di tartufi, e peccato, perché il tartufo è uno dei sapori più buoni che ci siano. Il tartufo zittisce, tanto è forte, perché parla solo lui. Il tartufo con le uova fresche poi, di mattina, in Francia, dove l’omelète deve esser morbida, ”baveuse” diceva un mio amico cuoco francese che non capiva il perché della nostra frittata. E io ben mi ricordo la, purtroppo, sola omelète al tartufo che ho provato. Ero al matrimonio di un amico, a Alba, e davanti a me passavano trionfi di carni e cacciagioni e bestiame e insomma cadaveri che poveracci loro, per di più ero alla prima gravidanza e tutti quei vini strepitosi che mi portavano e che vedevo passare e che in altre situazioni avrei bevuto incrociando gli occhi e sorridendo estasiata, oddio, nemmeno loro mi aiutavano. Finché il cuoco, preoccupatissimo che il mio vegetarianesimo fosse una malattia che potesse contagiare i suoi altri ospiti, mi soccorse con un gran piatto di uova al tartufo, e io non sentii più nulla, felice di masticare il paradiso. Il tartufo.

A Berlino ci sono altri ”tesori gastronomici”, sempre per citare Herbert. Soprattutto il regno dei Katulki deve conciliare una tradizione italiana, che vorrebbe una colazione dolce, terribilmente insana e zuccherosa, fatta di latte e biscotti, roba che uno prende l’energia per scendere le scale e poi basta e quando ho cercato di spiegarlo alla Pani Justyna, lei, con un vago malcelato sconvolgimento delle sopracciglia mi ha, giustamente, chiesto ”ma che? Non vanno a lavorare in Italia?”. Dolce, dunque à l’italiènne e salata à la polonaise. Salata proprio di insalata, di pane, burro e verdure fresche prese dall’orto. Verdure fresche di stagione, quando ci sono, oppure sottaceto e conservate, se fuori c’è la neve. Però siamo a Berlino, dove le culture si confondono e la cultura culinaria forse più berlinese è quella turca, o forse la cultura culinaria berlinese delle più saporite, ecco, con quel loro fantastico formaggio di capra che si avvicina al twaròg e che quasi sa di Polonia, e se lo si spezzetta poi e si spruzza generosamente di limone aiuta ogni insalata.

Ipotesi, ipotesi. La giornata comincia con la colazione e quindi che sia un’ipotesi, che non ci siano certezze, ma solo colori, ingredienti semplici, possibilmente crudi, e freschi, e allegria.

Per esempio,

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una bell’insalata di cetrioli, di radicchio e di pomodori. Formaggio turco di capra sbriciolato e verdure passate in padella, patate, carote e quant’altro. Per condire una salsa bianca, a base di yogurt salato.

 

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