Poesia, czyli poezja

Prima di tutto hanno rinfrescato la pasta madre. Santa e benedetta pasta madre che tanto è forte che farebbe lievitare anche il marmo, se solo uno avesse la pazienza di polverizzarglielo. Con acqua, a renderla morbida e pastosa e poi farina, per restituirle la consistenza sua, ch’è quella della mamma, perché la mamma è cremosa e buona, evviva la mamma.

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E quello è stato il primo passo. Dopodiché si sono affacciate le esigenze katulke, ossia, da un lato quelle di un giovane cucciolo di cane ungherese che ha già le zampe dritte e lunghe, ma cresce, cresce e cresce ogni giorno, quindi ha bisogno di calcio. Calcio, al singolare. Per di più il giovanotto ha la pessima abitudine di svegliarsi la mattina tra le cinque e le sei e, sì, va bene alzarsi con lui e portarlo a fare la pipì, va benissimo, ma poi nessuno regge la sua frenetica voglia di giocare, di mordere e di fare gli agguati. Quindi vengono somministrati al pupo deliziosi panini secchi e duri come il tempo li ha resi. Lui è entusiasta e si intrattiene con loro per una mezz’oretta buona, e chi si è svegliato alle cinque prende un libro in mano, si sdraia sul divano e si gode il risveglio. Peccato che giorno dopo giorno i panini siano poi finiti e allora tocca rifarne. Questa volta, siccome quelli che ha mangiato finora erano panini casuali, ecco, questa volta i Katulki si regolano coi suoi bisogni. Il ragazzo cresce, necessita di calcio e quindi le preziose manine della Signora Tina hanno preparato una deliziosa farina di gusci d’uovo. Wow.

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E quindi l’impasto mammo si è porzionato in due direzioni, i panini calciosi per il giovanotto dai denti a spillo e un bel pane rettangolare per i bipedi di casa.

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Farina, acqua, pasta madre e poesia, per l’appunto.

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– Dove sono i panini per il cane?

– In forno, perché diventino duri come sassi. Disse ella, lapidaria.

Perché anche la Signora Tina, talvolta, lapidaria quanto implacabile, gode dei risvegli all’alba del giovane virgulto ungherese.

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